Masterchef Junior, quei baby cuochi sono da imitare?

Sono un appassionato di cucina ma non un grande fans di serie tv e cinema. Devo ammettere che dopo aver visto alcuni video ironici di Crozza, lo show culinario Masterchef ha iniziato a interessarmi. Così, nonostante fosse finita la serie, ho rivisto le repliche su Cielo. L’ho guardato più che altro per vedere cosa cucinassero i concorrenti e come riuscissero a impressionare i tre chef. In realtà lo spettacolo principale non è stata la cucina, i piatti e il modo di cucinare, ma l’impietoso rapporto tra i concorrenti e i giudizi dei 3 maestri. Capisco che la serie debba fare spettacolo e non debba essere considerato un corso di cucina; probabilmente erano sbagliate le mie aspettative.




Un giorno mi sono imbattuto invece su Masterchef Junior, la versione americana.
Sono rimasto veramente colpito in maniera negativa dal programma soprattutto per il modo in cui veniva accentuata la rivalità tra i ragazzini. La cucina a mio parere deve essere in primis un gioco; un modo come tanti altri per giocare a creare, immaginare, far volare la fantasia. Mischiare gli ingredienti è un pò come mischiare i colori, dal giallo e blu scopri che puoi ottenere il verde, da zucchero e uova potresti creare centinaia di dolci. I bambini immaginano e con la cucina giocattolo, nonostante creino piatti immaginari sperimentano, mescolano, usano posate, piatti, bicchieri e pentole. Capisco che il programma tratti bambini più grandicelli, già bravi in cucina; quello che mi rende perplesso è il fatto di trasformare qualcosa da sano, piacevole e giocoso in uno stress e competizione arcigna.

Ho regalato una cucina per bambini a mio figlio e sono in procinto di realizzarne una in cartone per mia nipote. Non vorrei mai che arrivassero a questo punto. Va bene il gioco, lo sviluppo di una passione, il desiderio di curiosità. Ma nulla si dovrebbe trasformare in fatica.
Forse mi sbaglio io e la competizione fa parte della vita di tutti i giorni. Voi cosa ne pensate?



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